Progetto MPI

Inventariazione, conservazione e restauro del Fondo MPI: riordino fisico e critico

Obiettivi del progetto: Riordino, inventariazione e catalogazione del Fondo MPI sono oggetto di un progetto finalizzato allo studio e all’organizzazione dei materiali in sezioni organicamente descritte. Il progetto è suddiviso in fasi operative che vengono periodicamente descritte.

Di seguito gli esiti del progetto di riordino fisico e critico del Fondo svolto tra il 2014 e il 2015.

Struttura ad albero. Prospettazione delle parti componenti il Fondo MPI

Il lavoro che qui si presenta è desunto dall’attività svolta nei mesi scorsi e sintetizza attraverso la struttura ad albero il contenuto delle unità archivistiche desunto dall’analisi delle fotografie che le compongono.

Albero delle unità archivistiche

Si è recentemente conclusa la fase dei lavori dedicati al riordino del Fondo MPI che ha riguardato la parte dell’archivio, ordinato secondo il criterio topografico alfabetico, riferibile alle località comprese tra la lettera “A” e la “P” (iniziale del toponimo). In particolare, il riordino fisico è stato effettuato sulle fotografie sciolte, su supporto e grandi formati, portato a compimento fino alla lettera “P”, mentre il riordino critico e l’apposizione del codice inventariale (ove non fosse già presente)  ha avuto luogo fino alla lettera “G”.

La produzione dei dati desunti dall’analisi delle parti, da ora in avanti denominate unità archivistiche, presenti all’interno del Fondo è confluita nel sistema SAGID (Sistema di archiviazione per la gestione delle immagini digitali),  realizzato dall'ICCD con l’intento di farvi confluire i dati alfanumerici e digitali sinora prodotti in occasione di attività di recupero e di valorizzazione dei Fondi conservati in Istituto. Si è ritenuto che il sistema avrebbe potuto rispondere positivamente all'esigenza di disporre di una soluzione applicativa in grado di gestire un ingente numero di dati, formalizzati in sintonia con lo standard di catalogazione nazionale Scheda F, che fosse al tempo stesso di rapido utilizzo.

La verifica di quanto già prodotto sul Fondo MPI in anni pregressi ha costituito la base di riferimento dalla quale partire per l’inventariazione e la descrizione delle fotografie che non fossero ancora state sottoposte a tale trattamento e che, a inizio progetto, costituivano circa due terzi del Fondo. A ciò si aggiunga che la necessità di individuare e descrivere unità archivistiche all’interno delle suddivisioni tematiche del Fondo presuppone il riferimento a tutte le fotografie che le compongono, ovvero, sia quelle già dotate di codice inventariale e descrizione che quelle da trattare integralmente. E’ ovvio, dunque, come la titolazione di una unità archivistica debba comprendere insiemi composti da fotografie inventariate e descritte precedentemente, così come fotografie da trattare ex novo.

Un unico file comprensivo di inventariazioni e descrizioni pregresse ha costituito la base di lavoro da integrare e implementare con nuove descrizioni, individuando unità archivistiche inclusive del già trattato e del nuovo.

I primi due mesi di progetto sono stati orientati all’individuazione di un modus operandi che rispondesse adeguatamente  all’insieme di attività richieste per la formulazione pertinente dei dati. I tempi di produzione hanno così subito un’accelerazione in corso d’opera tra il terzo e l’ottavo mese, conclusivo del progetto.

Potendo avvalersi di un archivio già strutturalmente e preliminarmente riordinato, le attività di inventariazione, descrizione delle singole fotografie e individuazione delle unità archivistiche hanno comportato la necessità di esaminare analiticamente i materiali presenti nelle diverse parti del Fondo (suddivise in classificatori contenenti fotografie cartonate, sciolte, grandi formati o anche insiemi di fotografie conservate separatamente dal resto del Fondo, come ad esempio nel caso dei materiali relativi ai danni di guerra, enucleati alcuni anni fa in occasione di pubblicazioni e/o mostre e da ricongiungere alle sezioni topografiche di pertinenza), rintracciandone così le ragioni di produzione, di formazione e di sedimentazione.

Tale procedura ha prodotto un riordino analitico complesso che ha generato unità archivistiche di varia natura; infatti, a quelle di documentazione di opere d’arte, monumenti, scavi archeologici tout court, fanno da contraltare altre riferibili a campagne fotografiche su base territoriale più vasta che, disperse nei diversi toponimi del Fondo e così perdendo la loro integrità, sono state riunite sia fisicamente che concettualmente sotto un’unica titolazione di unità archivistica e ricollocate pertinentemente all’interno dell’ordinamento fisico del Fondo.

Da qui scaturisce la consapevolezza che operare all’interno di un archivio fotografico non è mai azione neutra, gli interventi che su di esso si attuano e le scelte che ne derivano generano nuovi approcci conoscitivi. Entrando in medias res riportiamo di seguito alcuni esempi di campagne fotografiche, di catalogazione, di restauro, di documentazione paesaggistica, sinora disperse nell’archivio, riconosciute sia dal punto di vista fisico che concettuale, secondo i criteri appena esposti. Si tenga presente che i lavori sono ancora in corso e che solo a fine progetto il contenuto di alcune unità archivistiche potrà considerarsi esaustivo.

In particolare:

Mostra Arte Sacra in San Francesco, 1900, si tratta della mostra sparsa sul territorio bolognese che ebbe il suo centro espositivo principale nella Chiesa di San Francesco a Bologna; la risonanza dell'Esposizione nazionale ed internazionale del 1899 portò ad un reportage eccezionale eseguito dal fotografo Pietro Poppi (albumine) e anche dai Fratelli Alinari (gelatine). La ricorrenza dei materiali nelle partizioni topografiche del circondario della città di Bologna e nelle stesse chiese della città e la consultazione della bibliografia critica di riferimento hanno indotto a ritenere che il materiale dovesse essere ascritto a una specifica unità archivistica;

Vedute della città 1919-1924, sono così denominate le fotografie prodotte da Luciano Morpurgo, di cui peraltro l’ICCD conserva l’intero archivio fotografico, durante il periodo legato alla sua impresa commerciale Società Tipografica Grafia – S.E.D.A. Sezione Edizioni d'Arte (1919-1924) cui era delegata la produzione e distribuzione di cartoline tipografiche dei luoghi memorabili della penisola, nella prospettiva di un vedutismo che tutto include. L’unità archivistica verrà ulteriormente incrementata nella prosecuzione del progetto;

Ville Venete, ricognizione sul territorio dell'entroterra veneto e sulla valle del Brenta realizzata tra il 1920 e il 1940 ca. per la Soprintendenza ai Monumenti di Venezia; le fotografie, tutte contraddistine da un bordino bianco, di formato 18x24 cm., ritraggono beni architettonici di valore storico e sono caratterizzate da un medesimo interesse paesaggistico;

Ricognizione paesaggistica delle province della regione Toscana, campagna fotografica (1925-1939) che documenta il paesaggio toscano e, in particolare, la provincia di Arezzo. La ricognizione, richiesta dalla Regia Soprintendenza all'arte medievale e moderna di Firenze, fu diretta dal 1925 dallo storico dell'arte Giovanni Poggi. La campagna, frammentata all’interno del Fondo MPI ed ora ricostituita, è composta al momento da circa 830 positivi a cui potranno aggiungersi nella prosecuzione del progetto altri materiali relativi alla provincia di Firenze e di Siena;

Documentazione per la ricostruzione post Seconda Guerra Mondiale, stampe riguardanti i danni al patrimonio culturale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un corposo nucleo di fotografie, formato 60x40 cm., che documenta non solo le distruzioni ma anche lo stato conservativo dei monumenti prima e dopo la guerra. Sebbene le fotografie siano state realizzate in tempi e da autori diversi, sono spesso datate sul verso. La peculiarità di queste immagini è nel progetto di stampa dei negativi: esse, infatti, sono uniformi per dimensione e per tonalità, sul verso sono presenti numeri progressivi e didascalie. Questa serie potrebbe corrispondere ad un progetto espositivo simile, ad esempio, alla ricognizione britannica del National Building Record, di cui però non si hanno ancora notizie certe;

Fotografia aerea. Le fotografie aeree dei comuni italiani, che si trovano collocate sempre in apertura di ogni partizione topografica di città o comune di un certo rilievo demografico e/o strategico in gruppi di non più di tre o quattro, costituiscono un corpus realizzato dall'Aereonautica militare tra le due guerre, inviato alla Direzione generale per un totale di 242 stampe di dimensioni diverse. Nel registro inventariale di acquisizione dell’Archivio fotografico della Direzione generale “Fotografie in carico dal 1948 al 1960” si è infatti rinvenuta la cessione delle immagini nel 1953, ma si ipotizza che una parte del materiale sia stato donato in tempi precedenti e/o successivi.  Un confronto sulle fotografie conservate in Aereofototeca ha confermato che la serie presente in MPI è precedente a quella che poi sarebbe confluita presso l’Aereofototeca Nazionale.

Infine, occorre fare un riferimento a quello che è stato denominato Primo ordinamento MPI. Ci riferiamo a un ricco nucleo di fotografie, perlopiù albumine, ma anche aristotipi e gelatine di primo Novecento, che costituiscono la parte più antica del Fondo e che riportano tutte sul recto, sul verso o sul cartoncino di supporto un timbro circolare con un numero scritto a penna. Con chiara evidenza i timbri danno indicazione di una prima  inventariazione forse avvenuta durante i primi riordini organici del Fondo (Artioli, 1897?). Le caratteristiche delle fotografie raccolte nel nucleo fanno pensare anche al prodotto di una ricognizione visiva sui monumenti e le opere da tutelare, di cui è stato iniziato un parziale (e positivo) riscontro ne l' Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia (Roma 1902).

Dal quadro parziale appena presentato si deduce cosa significhi in termini pragmatici mettere mano a un archivio fotografico complesso, le cui possibilità di lettura sono proporzionali al livello di approfondimento e di indagine storico critica che su di esso si eseguono, come è evidente che la definizione di alcune delle unità archivistiche prodotte nel corso del lavoro dischiudono orizzonti di sempre più articolati temi di ricerca che sui grandi numeri del Fondo in questione non possono che essere ora appena enunciati.   

Dalle attività di riordino critico sono stati momentaneamente esclusi i nuclei riferibili ai grandi musei e gallerie; si tratta in prevalenza di produzione eseguita da imprese commerciali a ampia diffusione che verranno trattati in un secondo momento, privilegiando piuttosto le peculiarità del Fondo che appaiono legate a progetti operativi sul territorio e al suo variegato patrimonio.

Contestualmente alla descrizione sono state selezionate un certo numero di fotografie per la digitalizzazione. Tali fotografie sono state scelte con l’intento di esemplificare il contenuto delle unità archivistiche che solo in rari casi sono state digitalizzate per intero.

E’ stata posta attenzione all’individuazione degli autori e degli enti produttori, in particolare, l'identificazione dell'ente produttore è apparsa come dirimente nella ricostruzione del nesso logico che costituisce il vincolo tra i documenti.

Il riordino ha inoltre consentito di fare chiarezza sulla quantità numerica delle stampe costituenti il Fondo, sinora solo ipotizzata sulla base di una stima effettuata sul contenuto di ciascun classificatore. I numeri appaiono notevolmente ridotti rispetto a quanto è stato dichiarato e quantificabili in circa 150.000 unità. In base alle verifiche effettuate, infatti, alcuni nuclei, anche cospicui, risultano avere una datazione postuma al 1973, anno di chiusura dell’Archivio fotografico della Direzione generale. Si ritiene plausibile, dunque, che le fotografie a corredo delle schede di catalogo e da queste estrapolate siano andate ad incrementare erroneamente il Fondo MPI. A questo proposito riteniamo indispensabile promuovere una verifica incrociata tra i due archivi: Fondo MPI e Ufficio schede di catalogo.

Come accennato, tra gli strumenti utili a stabilire la cronologia di produzione delle fotografie e la relativa consistenza vi sono i due elenchi di accessione dei materiali nel Fondo relativi agli anni 1947-1960 e 1961-1974; in molti casi questi hanno contribuito a stabilire la datazione dell’accessione dei materiali nell’archivio ma anche a definirne la consistenza, come ad esempio le fotografie aeree (1953), le fotografie di Oscar Savio (1956-1959), quelle di Antonio Ceccato (1949) o di Bencini e Sansoni (1950).

 

I numeri del Progetto: quanto è stato realizzato e cosa resta da fare

Riordino fisico

Il riordino fisico, svolto in dieci mesi, ha riguardato le stampe ordinate con criterio topografico alfabetico fino alla lettera P; di queste, tra fotografie sciolte e cartonate ne sono state trattate e riordinate 95.360. 

La movimentazione di migliaia di stampe ha comportato spostamenti massicci di materiali, con conseguenti accorpamenti e scorpori, che hanno avuto impatto non solo sul Fondo MPI  ma anche su altri insiemi di fotografie che nel corso del tempo si sono sedimentati all’interno del corpus MPI, pur non facendone parte, e che in occasione del riordino sono stati estrapolati e collocati in classificatori separati da quelli contenenti materiali MPI.

Un altro consistente nucleo presente nei materiali oggetto di riordino è quello denominato “GFN e MPI”. In questo caso si tratta di centinaia di buste contenenti fotografie da riordinare MPI e/o GFN prodotte dal GFN per essere consegnate all’archivio fotografico della Direzione generale AA BB AA, oppure impropriamente collocate tra i materiali MPI benchè non destinate ad esso. In altri termini, le stampe che ad un esame più approfondito risultassero essere solo GFN andranno ad incrementare il Fondo GFN, le altre verranno confrontate con le unità archivistiche MPI e, laddove  pertinenti, ne incrementeranno la consistenza.

Infine, un terzo nucleo è costituito dalle fotografie di ubicazione sconosciuta. Sono materiali che al momento non hanno una ubicazione definita; l’insieme comprende anche documentazione di opere antecedenti il XIX secolo per le quali mancano i dati di localizzazione.

I cassetti da sottoporre a riordino sono 93 e in particolare:

-       i materiali rinvenienti dalle buste vanno integrati e collocati tra le fotografie sciolte;

-       i materiali non pertinenti devono essere smistati in altre sezioni già predisposte o da predisporre;

-       devono essere movimentati i materiali per mantenere la ripartizione topografica alfabetica che a fronte di nuove immissioni necessità di incrementi logistici.

Proseguire con l’ordinamento è l’obiettivo che l’ICCD intende perseguire. Le fasi successive del Progetto prevedono il recupero della parte rimanente, il riordino della sezione “Estero” (4 classificatori, ca. 21.300 fotografie), il riordino delle sezioni “Ufficio arte contemporanea” (1 classificatore + 1 cassetto, ca. 6.455 fotografie) e “Pensionato artistico nazionale”(2 cassetti).

 Riordino critico 

Il progetto di riordino critico, ha riguardato le fotografie relative alle località con le iniziali: A (da Abano Terme ad Azzate), B (da Bacoli a Busseto), C (da Cabras a Cutro), D (da Darfo a Duino Aurisina), E (da Edolo a Etna), F (da Fabbrica Curone a Fusine esclusa tutta la città di Firenze) G (da Gabiano a Guspini), per un totale di 42.758 fotografie.

I grandi formati sono stati descritti da Arezzo a Firenze per un totale di ca. 1200 fotografie.

La prosecuzione del progetto prenderà in considerazione le sezioni:

Lettera F; Lettere dalla I alla Z

 

Danni di guerra

La sezione preesistente è stata smembrata per riconfluire nei toponimi di pertinenza. Si tratta di un riordino da completare

Verifica dei materiali MPI conservati nei depositi climatizzati che devono essere descritti in unità archivistiche unitamente al resto

 

Grandi Formati Lettere dalla G alla Z

 

Grandi musei italiani

Durante lo svolgimento del progetto si è deciso di tralasciare l’inventariazione e la descrizione di tale materiale. Nel caso di Firenze sono però state inventariate e parzialmente descritte (per un totale di 475 fotografie) le fotografie riguardanti la Galleria dell’Accademia e il Museo archeologico (il riordino e la descrizione sono in corso)

Partizioni di diversa consistenza comprese nelle sezioni topografiche di pertinenza, in cui i materiali sono ordinati alfabeticamente per autore dell’opera documentata.

Tale sezione non verrà riordinata criticamente in questa fase del progetto

Estero

Costituito da stampe cartonate e sciolte, con partizione topografica autonoma, va riordinato adottando gli stessi criteri indicati per i Grandi musei italiani.

L’insieme riguarda località europee ed extraeuropee e comprende documentazione archeologica, architettonica e artistica relativa a opere conservate presso i più importanti musei europei (Dresda, Louvre, Prado, Rijksmueum e altri) e alcune collezioni private. 

 

Città del Vaticano

Considerata la rilevanza anche numerica del materiale, si ritiene che possa costituire una partizione compresa nel sub fondo Estero.

Partizione raccolta in 193 buste di varia consistenza e attualmente non compresa nel sub fondo Estero; alcuni esemplari sono presenti sia tra i Grandi Formati sia nelle cassettiere con materiali misti (GFN/MPI, MPI/Soprintendenze, etc.) da riordinare.

 

Ufficio Arte contemporanea e Pensionato artistico nazionale

 

Documentazione non strettamente pertinente all’Archivio fotografico della Direzione generale antichità e belle arti ma proveniente da due distinti uffici della stessa Direzione.

Tali sezioni non verranno riordinate criticamente in questa fase del progetto

 

Percorsi tematici

A titolo esemplificativo del lavoro svolto e a conclusione della prima parte delle attività del progetto in questione sono in corso di pubblicazione su AFOL (Archivio fotografico on line) alcuni percorsi tematici che si riferiscono a nuclei conservati all’interno delle sezioni che compongono il Fondo e che saranno periodicamente incrementati. I tre percorsi iniziali, che riguardano fotografie relative alle arti applicate e in particolare alla ceramica, si riferiscono volutamente a sezioni che non sono tra le più rappresentative in termini di aderenza ai temi portanti che attraversano il Fondo, tuttavia, esse testimoniano un’espressione artistica privilegiata dagli artisti e dagli scultori nei centri di produzione storica quali Faenza e Deruta ed esemplificano con efficace evidenza la varietà tematica e culturale che  connota il Fondo MPI in tutte le sue valenze.

Progetto MPI - prima fase
Progetto MPI - seconda fase